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Tempio è il capoluogo della regione Gallura, già uno
dei quattro regni o giudicati, nei quali nel medioevo fu
divisa la Sardegna.
I
Regoli o Giudici presero per insegna un gallo, da cui il
nome della regione, che fece poetare a Dante, quando
parla di Beatrice d’Este, sposatasi dopo la vedovanza
di Nino, con Galeazzo Visconti, signore di Milano:
Non
le farà sì bella sepoltura la vipera, che i milanesi
accampa. Come avria fatto il Gallo in Gallura.
Divenuta
città, Tempio innalzò il proprio stemma che consiste
in una chiesa campestre, con in cima alla gran cupola un
gallo, e con nel fondo due palle, il tutto inquadrato in
uno scudo, contornato da una corona marchionale.
La
Gallura occupa l’estrema parte nord-est dell’isola,
ed ha un passato storico importante che si stacca da
quello del resto della Sardegna. Essa, infatti, invasa
anticamente dai Tirreni poi dai Cartaginesi, ed anche
dai Baleari. Verso il finire della prima guerra punica
(260 a.C.), la Gallura fu teatro di una battaglia,
combattutasi presso la città d’Olbia fra Annone,
generale cartaginese e il console romano Lucio Cornelio
Scipione, la quale terminò con la sconfitta dei
Cartaginesi, la morte d’Annone e la caduta d’Olbia
in mano dei Romani.
Tempio,
che d’ordinario è citata con l’aggiunta di
Pausania, dal nome dell’altra antichissima città e
che toglie il primo appellativo pagano, intorno a cui fu
edificata, venne dichiarata città con regio decreto del
10 settembre 1836.
La
sua popolazione è di oltre 14000 abitanti, su una
superficie di 903,51 Km2, ad un altitudine di 576metri
sulle falde del Monte Limbara, il più alto della
regione gallurese.
La
popolazione tempiese è pacifica, mite, laboriosa,
onesta. I tempiesi vantano un origine differente da
quella degli altri sardi. Infatti, ciò si manifesta
assai eloquemente nella diversità di tipo, nei tratti
fisionomici, come nel dialetto e nella pronuncia. Il
dialetto tempiese è un misto di genovese, di antico
pisano e di corso, con qualche termine logudorese.
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